venerdì 25 settembre 2009

Creare la coscienza della prosperità p3

Ecco la terza parte sul tema della prosperità sulla base degli insegnamenti di Yoganandaji.

Namastè,
Mistico

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Esercita il manifestante potere delle affermazioni
Tutti i doni spirituali e materiali fluiscono dall’abbondanza senza limiti di Dio. Al fine di ricevere i suoi doni devi sradicare dalla tua mente tutti i pensieri di limitazione e povertà. La mente universale è perfetta e non conosce mancanza. Per raggiungere tale riserva che non finisce mai devi mantenere una consapevolezza di abbondanza. Anche quando non sai da dove il prossimo dollaro sta venendo, devi rifiutare di essere apprensivo. Quando fai la tua parte e conti su Dio per fare la Sua, scoprirai che forze misteriose vengono in tuo aiuto e che le tue aspirazioni costruttive presto si realizzano. Tale confidenza e consapevolezza di abbondanza sono raggiunte attraverso la meditazione.

Cambia i tuoi pensieri se vuoi cambiare le tue circostanze. Dato che soltanto tu sei responsabile per i tuoi pensieri, solo tu puoi cambiarli. Vorrai cambiarli quando realizzi che ciascun pensiero crea in accordo con la sua stessa natura. Ricorda che la legge funziona tutto il tempo e che stai sempre dimostrando ciò in accordo al genere di pensieri che abitualmente intrattieni. Quindi inizia da adesso a pensare solamente a quei pensieri che ti porteranno salute e felicità.

Pensare, leggere e ripetere affermazioni di verità con profonda attenzione ti aiuterà a ripulire le cose opposte e a stabilire un’attitudine positiva nella tua mente. Ripeti le tue preghiere e le tue affermazioni con profonda concentrazione fino a quando stabilisci un’abitudine di pensiero, fino a quando diventa per te naturale pensare nel giusto modo come precedentemente era per te pensare negativamente.

Crea il giusto equilibrio tra necessità e desideri
Conosci la differenza bisogni e desideri. Se la percezione delle necessità viene bollita, allora le necessità per una vita felice possono essere facilmente ottenute.
Una vita semplice non implica povertà o una consapevolezza di povertà. Ci sono persone indigenti le cui vite sono miserabili; questo non è l’ideale di una vita semplice. La semplicità vuol dire essere liberi dai desideri ed attaccamenti, e supremamente felici dentro. Richiede una mente imperiosa ed una volontà molto forte per vivere semplicemente. Essa non comporta ne disagio ne privazione, ma la saggezza di lavorare ed essere contenti con quello di cui hai realmente bisogno. Spendere soldi per cose folli, anche se hai i mezzi per farlo, è debolezza. Pratica l’autocontrollo e riduci i tuoi desideri alle utili necessità. E non vivere oltre i tuoi mezzi; questa è la prima lezione da imparare se vuoi essere prospero. Spendi meno dei tuoi introiti; altrimenti non sarai mai soddisfatto e felice. Soprattutto mantieni il pensiero: “La mia felicità è incondizionata; possono farcela senza niente. Ma poiché Dio mi ha dato un corpo a cui badare, farò del mio meglio per rifornirlo con le adeguate necessità della vita.”

Attiva la legge attraverso la generosità e il servizio altruistico
Se impari ad applicare la divina legge della prosperità, essa ti attenderà. Questa è la via sicura; è l’unica condizione nella quale puoi essere sicuro in questo mondo. Tale abbondanza nessun ladro può rubare; è la sicurezza di cui tutti hanno bisogno.
Se l’uomo lavora in armonia con la divina legge del successo, egli riceve l’abbondanza; se con le cattive azioni egli rompe il flusso generoso nella sua vita, egli punisce se stesso. Come puoi lavorare in armonia con i principi della divina legge? Prima di tutto, come ho detto, abbandona i desideri e gli attaccamenti al lusso; sviluppa il tuo potere mentale così che tu sia soddisfatto con cose semplici. Provvedi alla tua famiglia ma non viziare i tuoi figli con troppo denaro.
Se non includi il benessere degli altri nella tua prosperità non sarai mai idealmente prospero. Non intendo soltanto un disinteressato dono di soldi a persone bisognose, ma un sincero tentativo di aiutare gli altri ad aiutare se stessi. Allora vedrai un tremenda legge di rifornimento al lavoro nella tua vita. Non importa quale la tua situazione possa essere, la legge di raccogliere il buono che hai seminato sarà sempre con te per aiutarti.
L’ambizione di vivere bene ed essere prosperi diventa spiritualizzata se il fine è di servire meglio gli altri essendo in grado di includerli nella tua prosperità. Nel rendere buon servizio, sei legato nel ricevere un buon ritorno, puoi migliorare il tuo standard di vita e fare anche più per gli altri. E’ questo il modo in cui la divina legge funziona.

venerdì 18 settembre 2009

Creare la coscienza della prosperità p2

Ecco la seconda parte sul tema della prosperità sulla base degli insegnamenti di Yoganandaji.

Namastè,
Mistico

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Usa la legge di causa ed effetto per creare la prosperità
Le persone passive vogliono che sia Dio a compiere tutto il lavoro; gli egotisti ascrivono tutto il loro successo a se stessi. Le persone passive non usano il potere di Dio che risiede nella loro intelligenza. Gli egotisti, sebbene possono usare la loro intelligenza data da Dio, non chiedono, e ricevono, la direzione di Dio su dove e come l’intelligenza dovrebbe essere usata. Posso biasimare l’inerzia come causa del fallimento nel primo caso ma mi ferisce vedere gli intelligenti egotisti fallire dopo aver fatto uno sforzo effettivo e ben pensato.
Tuttavia, anche un uomo di concentrazione e potere può immergersi in profondità nel mare dei problemi e ancora non trovare la perla del successo. Ci sono molte persone di potente concentrazione, che non sanno dove penetrare il successo; e molte persone brillanti con menti efficienti hanno patito la fame, o hanno avuto solo un magro successo. E’ qui che bisogna considerare un altro fattore per acquisire la prosperità.
Tutta la prosperità viene misurata nell’uomo in accordo con la legge di causa ed effetto che governa non solo questa vita ma tutte le vite passate. E’ per questo che persone intelligenti possono essere nate povere o non sane, e che una persona mentalmente mediocre può esser nata in salute e prospera. Tutti gli uomini erano in origine figli di Dio fatti a Sua immagine possedendo il libero arbitrio e eguale potere di realizzazione. Tramite però il cattivo uso della ragione e forza di volontà date da Dio, l’uomo è caduto sotto il controllo della legge naturale delle azioni di causa ed effetto (karma) ed ha quindi limitato la sua libertà di rendere la propria vita un successo. Il successo di un uomo non dipende soltanto sulla sua intelligenza ed efficienza ma sulla natura delle sue azioni passate.
Tuttavia c’è un modo per superare i risultati sfavorevoli delle azioni passate. La causa del fallimento deve essere distrutta ed una causa per il successo messa in movimento.

Contatta la fonte supercosciente di successo e prosperità
La mente cosciente da sola non può iniziare una nuova causa che porterà un benefico successo in qualunque direzione; ma quando la mente umana sintonizza se stessa con Dio, nello stato di supercoscienza, può essere sicura del successo; perché la mente supercosciente è in sintonia con l’illimitato potere di Dio, ed è quindi in grado di creare una nuova causa di successo.

La più sicura via per la prosperità giace nello stabilire per prima cosa la tua unità con Dio e dopo reclamare la parte di un figlio divino. Devi per prima cosa raggiungere l’unione beata con Dio tramite regolari e sempre più profonde meditazioni ogni giorno, in accordo con le tecniche della SRF. Quando ottieni questa sintonia, il tuo stato sarà cambiato da quello di un mendicante mortale a quello di un figlio divino, e automaticamente guadagnerai quello di cui hai bisogno. L’onnipresente Padre conosce tutti i bisogno di un vero figlio.

Trasmetti mentalmente questa verità: “Io e mio Padre siamo Uno” fino a quando percepisci la sua potente e confortante beatitudine. Quando questo accade, hai ottenuto il contatto. Dopo afferma il tuo diritto celestiale pregando: “Padre, sono il tuo bambino. Voglio pensare, voglio volere e voglio agire ma guida tu la mia ragione, la mia volontà e le mie azioni verso le cose giuste che devo fare al fine di acquisire salute, prosperità, pace e saggezza.”
Senti prima la presenza di Dio, dopo usa la tua volontà ed agisci. Con la sua guida sarai sicuro di imbrigliare la tua volontà e azione verso il giusto fine.

sabato 12 settembre 2009

Creare la coscienza della prosperità p1

Con il post di oggi iniziamo una piccola serie basate sulle parole di Yoganandaji in merito ai nove principi spirituali per attivare la legge dell’abbondanza. Grazie ad essi sarà possibile poter soddisfare tutti i legittimi bisogni personali in tempi di crisi, come in tempi di ricchezza. ;)
Nello specifico vedremo ora i primi due principi.

Namasté,
Mistico

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Sappi che il piano di Dio per il mondo è di abbondanza e gioia
L’abbondanza, materiale come spirituale, è un’espressione strutturale di “rita”, legge cosmica o giustizia naturale. Non c’è parsimonia nel divino. Ogni santo che ha penetrato l’essenza della realtà ha testimoniato che esiste un piano universale divino e che è bello e piano di gioia.

In accordo con la legge di Dio e della fratellanza cristiana, questa terra fu fatta per dare rifugio e fornire tutta l’umanità; l’abbondanza delle miniere e di altre risorse doveva essere distribuita equamente a coloro che compiono lavoro eguale. E Dio stabilì la legge di divino diritto di nascita: che tutti gli uomini e donne sono fatti a sua immagine, quindi sono essenzialmente divini; e che tutte le nazioni sono di un unico sangue, essendo discendenti di parenti comuni, Adamo ed Eva.
Se tu credi in questa relazione fondamentale, se tu provi amore per tutti gli abitanti del mondo come per la tua stessa famiglia, non riconoscendo nessuna differenza interiore tra le differenti nazionalità esteriori, allora stai stabilendo un legittimo diritto astrale per la tua condivisione del capitale della terra.
Quelli che cercano la prosperità solo per loro stessi sono alla fine destinati a diventare poveri, o a soffrire per inarmonie mentali; ma quelli che considerano l’intero mondo come la loro casa e che si prendono cura e lavorano davvero per la prosperità mondiale, attivano forze astrali che li conducono infine al posto dove possono trovare la prosperità individuale che è legittimamente loro. Questa è una legge sicura e segreta.
Se uno prospera non dipende solamente dalle proprie abilità creative, ma anche dalle sue azioni passate, e nei suoi sforzi presenti per attivare le leggi astrali di causa ed effetto. Se l’intera umanità si comportasse altruisticamente, il potere di quella legge distribuirebbe la prosperità equamente a tutti gli uomini, senza eccezione. Quelli che per mezzo di potenti buoni pensieri e azioni risvegliano questo potere astrale per creare una prosperità positiva hanno successo ovunque essi vadano, sia che siano in ambienti prosperi che in ambienti poveri.

Applica la tua conoscenza su come la consapevolezza è Creatrice
Ricorda, il pensiero è il maestro di questa macchina della creazione. Rafforzando i tuoi pensieri puoi raggiungere qualunque fine vuoi ottenere.

Il pensiero è la matrice di tutta la creazione; il pensiero ha creato ogni cosa. Se ti aggrappi a questa verità con volontà indomabile, puoi materializzare ogni pensiero. Non c’è nulla che possa contraddirlo. Fu per mezzo di questo tipo di potente pensiero che il Cristo ricostruì il suo corpo crocifisso; ed è quello a cui si riferiva quando disse, “Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato.”

Coloro che si concentrano su qualunque scopo in preghiera e continuamente vedranno che non importa quando sia scoraggiante il loro conseguimento, essi verranno condotti ai mezzi per ricevere quello che cercano. La propria forte fede può operare miracoli superimponendo pensieri di aiuto nei cervelli degli altri. Per esempio, prima di cercare un impiego o negoziare per qualcosa di desiderato, uno dovrebbe concentrare fortemente i propri pensieri e preghiere in modo positivo. Dio risponderà gettando nelle menti degli altri quei pensieri che sono in armonia con qualunque cosa uno stia cercando. E’ vero che questa non è la diretta materializzazione come il Cristo fu in grado di dimostrare. In ogni caso forti pensieri creano le condizioni adatte; essi mettono in movimento le menti degli altri che in seguito faranno un passo avanti per assistere nella realizzazione del fine che uno sta visualizzando. E quando la fede diventa molto potente, Dio stesso disporrà la ricerca per il conseguimento. Mentre uno sviluppa il potere della visualizzazione, egli può, entro limiti ragionevoli, realizzare qualunque cosa uno desideri. La concentrazione è la chiave, insieme con la fede.
Tuttavia concentrazione e visualizzazione non sono sufficienti; meramente pensare a se stessi come milionari, non renderà tali. In aggiunta ai pensieri positivi bisogna avere forza di volontà adamantina e fede incrollabile. La volontà deve essere resa così forte così che possa portare qualunque cosa uno visualizza nella realtà tramite il proprio concertato sforzo applicato. Ricorda, “Dio aiuta chi aiuta se stesso”.

venerdì 28 agosto 2009

Clara

Nel post di oggi vorrei condividere con voi una poesia che ho scritto nel settembre del 2004 dedicata ad una ragazza di nome Clara che ancora non conoscevo personalmente e che solo poco dopo conobbi. Questa poesia, scritta originariamente in latino (non preoccupatevi che vi metto anche la traduzione :P), è comunque dedicata a tutte le anime che nella loro vita seguono il percorso verso l’Uno. A seguire c’è anche un breve commento della stessa maturato negli anni grazie alle nuove conoscenze ottenute.

Clara lux anima tua est,
libera per terras fallaces vagatur.
In sancta sanctorum vides
Unum in Omnia.

Traduzione:
Chiara luce è la tua anima,
(che) libera per terre illusorie vaga.
Nella parte più intima del tuo Sé tu vedi
l’Uno (Dio) in tutte le cose.

L’anima o Sé superiore, spesso viene concepita come Luce che è anche un aspetto relativo della manifestazione di Dio. Certuni definiscono anima come matrice di punti di Luce, da qui il primo verso che si rivolge all’anima come chiara luce dell’universo manifesto.

L’anima, come parte dell’unica consapevolezza di Dio, vaga in questo mondo illusorio autocreato dalla coscienza. La coscienza cosmica, o Dio al di là della creazione, emana da sé gli universi instillando il senso di separazione delle singole parti in modo che ciascun frammento divino possa specchiarsi nella giostra del cosmo e conoscersi. L’anima vaga per giocare e fare esperienza e per comprendere che il fine ultimo dell’esistenza è acquisire conoscenza e consapevolezza di Sé. Essa è intimamente libera anche se, quando identificata con l’illusione della creazione, non si ritiene e considera tale.

Nella parte più intima del Sé, o di anima, c’è la coscienza, l’unica parte reale della creazione ed al di là di essa, l’unica parte immutabile e sempre esistente. Al contrario lo spazio, il tempo e l’energia caratterizzano la parte virtuale e mutevole della manifestazione.

In tale sancta sanctorum, nella più intima parte di Sé, si giunge infine alla contemplazione dell’Unità di tutte le cose, della coscienza come substrato unico di tutta la creazione.

Namasté,
Mistico

domenica 23 agosto 2009

La teoria olografica della realtà

Con il post di oggi vorrei parlarvi di una teoria molto affascinante proposta per spiegare e comprendere l’universo e la creazione: la teoria olografica della realtà.
Il testo sotto è un estratto di un articolo di Corrado Malanga, “Universo olografico”.

Namasté,
Mistico

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Nel 1982 un’equipe di ricerca dell’Università di Parigi, diretta dal fisico Alain Aspect, ha condotto quello che potrebbe rivelarsi il più importante esperimento del XX secolo. Aspect ed il suo team hanno, infatti, scoperto che alcune particelle subatomiche, come gli elettroni, in determinate condizioni sono capaci di comunicare istantaneamente l’una con l’altra, indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si tratti di 10 metri o di 10 miliardi di chilometri. È come se ogni singola particella sapesse esattamente cosa stanno facendo tutte le altre. Questo fenomeno può essere spiegato solo in due modi: o la teoria di Einstein, che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce è da considerarsi errata, oppure le particene subatomiche sono connesse non-localmente. Poiché la maggior parte dei fisici nega la possibilità di fenomeni che oltrepassino la velocità della luce, l’ipotesi più accreditata è che l’esperimento di Aspect sia la prova che il legame tra le particene subatomiche è effettivamente di tipo non-locale. Ma questo cosa vuoi dire? Semplice: l’Universo è un “immenso” ologramma.
David Bohm, noto fisico dell’Università di Londra recentemente scomparso, sosteneva che le scoperte di Aspect implicavano che la realtà oggettiva non esiste. Nonostante la sua apparente solidità, l’Universo è in realtà un fantasma, un ologramma “gigantesco” e splendidamente dettagliato. Ologramma: le parti ed il tutto in una sola immagine. Diversi livelli di consapevolezza, diverse realtà. Bohm si convinse che il motivo per cui le particene subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le separa risiede nel fatto che la loro separazione è un’illusione. Egli sosteneva che, ad un qualche livello di realtà più profondo, tali particene non sono entità individuali, ma estensioni di uno stesso “organismo” fondamentale. In un Universo olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei principi fondamentali. Poiché concetti come la località vengono infranti in un Universo dove nulla è veramente separato dal resto, anche il tempo e lo spazio tridimensionale dovrebbero essere interpretati come semplici proiezioni di un sistema più complesso. Al suo livello più profondo la realtà non è altro che una sorta di super-ologramma in cui il passato, il presente ed il futuro coesistono simultaneamente; questo implica che, disponendo degli strumenti appropriati, un giorno potremmo spingerci entro quel livello, ma con l’uso delle tecniche di ipnosi regressiva lo si sta già facendo!
Il Dott. Pribram crede che i ricordi non siano immagazzinati nei singoli neuroni od in piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi laser che si intersecano su tutta l’area del frammento di pellicola che contiene l’immagine olografica. Quindi il cervello stesso funzionerebbe come un ologramma e la teoria di Pribram spiegherebbe anche in che modo quest’organo riesca a contenere una tale quantità di ricordi in uno spazio così limitato. È stato calcolato che il cervello della nostra specie ha la capacità di immagazzinare, durante la durata media della vita, circa 10 miliardi di informazioni e si è scoperto che anche gli ologrammi possiedono una sorprendente capacità di memorizzazione, infatti semplicemente cambiando l’angolazione con cui due raggi laser colpiscono una pellicola fotografica, si possono accumulare miliardi di informazioni in un solo centimetro cubo di spazio, ma anche correlare idee e decodificare frequenze di ogni tipo. Anche la nostra stupefacente capacità di recuperare velocemente una qualsivoglia informazione dall’enorme magazzino del nostro cervello risulta spiegabile più facilmente se si suppone che esso funzioni secondo principi olografici. Non è necessario scartabellare una specie di gigantesco archivio alfabetico cerebrale, perché ogni frammento d’informazione sembra essere sempre istantaneamente correlato a tutti gli altri: un’altra particolarità tipica degli ologrammi.

venerdì 7 agosto 2009

Io sono consapevolezza

Volevo condividere con voi alcuni passi tratti dall’Ashtavakra Samhita la cui versione integrale potete trovare su questo sito. Tale scritto è un testo classico dell'Advaita Vedanta che con parole semplice ma incisive spiega quale sia la nostra vera natura interiore, la vera essenza del nostro essere, la pura consapevolezza. E’ comunque un testo per palati fini e non di facile comprensione per il profano.

Namasté,
Mistico

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Se stai cercando la Liberazione, mio prediletto, rifiuta gli oggetti dei sensi come veleno. Dissetati con il nettare della tolleranza, con la sincerità, la compassione, la contentezza, la verità. Tu non se né la terra, né l'acqua, né il fuoco, né l'aria, né l'etere. Per [conquistare] la Liberazione conosci te stesso come sostanziale consapevolezza, il testimone delle cinque sostanze. Solo se resterai stabilmente nella consapevolezza, vedendoti ben distinto dal corpo, fin da subito diventerai felice, pacificato e libero da tutti i legami.

Tu non appartieni ai bramini, ai guerrieri o a qualsiasi altra casta, tu non sei in alcuno stadio di vita, non sei nulla di ciò che i tuoi occhi possono vedere. Sei privo di attaccamento e di forma, il testimone di tutto - [dunque] sii beato, ora. Giusto e ingiusto, piacere e dolore appartengono soltanto alla mente e non ti riguardano. Tu non sei l'agente o il fruitore delle conseguenze [dell'agire]; tu sei sempre libero.

Tu sei l'unico testimone di tutto, completamente libero. La causa della sofferenza è nel ritenere il testimone qualcosa di diverso da questo. Finché sei stato ingannato dal nero serpente dell'opinione di te stesso, hai creduto stoltamente: "io sono colui che agisce"; ora dissetati col nettare dell'evidenza: "io non sono colui che agisce", e sii felice ora. Brucia la foresta dell'illusione con il fuoco della comprensione.

Conosci: "io sono Pura Consapevolezza" e sii felice delle ceneri, libero dall'angoscia. Poiché tutto ciò che si vede non è diverso da un serpente immaginato dove c'è solo una corda; ma tu sei quella gioia, la suprema conoscenza e consapevolezza; ora, sii felice. Se qualcuno crede di essere libero, è libero; se crede di essere legato, è legato. Perciò è vero il detto: "Si diventa ciò che si pensa".

La tua vera natura è perfettamente unitaria, libera, consapevolezza senza azione; il testimone di ogni cosa - senza attaccamento, senza desideri, in pace. E' solo l'illusione che ti mostra coinvolto in altre condizioni. Medita te stesso come consapevolezza immobile, libera da ogni dualismo, abbandona l'idea erronea di essere solo una coscienza limitata; qualunque oggetto interno o esterno è falso. Sei stato a lungo ingannato dall'identificazione con il corpo. Distingui con la lama della conoscenza: "io sono consapevolezza", e sii felice, mio caro.

La schiavitù è quando la mente brama qualcosa, si duole per qualcosa, rifiuta qualcosa, tiene a qualcosa, è compiaciuta di qualcosa o dispiaciuta di qualcosa.
Liberazione è quando la mente non brama alcuna cosa, non si duole, non rifiuta, non tiene, e non è compiaciuta o dispiaciuta di alcuna cosa.
Schiavitù è quando la mente è confusa da uno dei sensi, e liberazione è quando la mente non è confusa da nessuno dei sensi.
Quando non c'è "io" c'è liberazione, e quando c'è io c'è schiavitù. Considerando questo scrupolosamente, non tengo a nulla e nulla rifiuto.

Tu non sei il corpo, il corpo non ti appartiene, tu non sei l'agente dell'azione, non sei il fruitore delle conseguenze. Tu sei eterna, pura consapevolezza, il testimone, senza alcuna necessità - dunque vivi felice.

venerdì 31 luglio 2009

Cercare Dio come beatitudine

Nel post di oggi molto ispirante vi porto delle parole di Yoganandaji come al solito tradotte allo meno peggio da me. :P

Namasté,
Mistico

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La nostra ordinaria concezione di Dio è che Lui è un superuomo, infinito, onnipresente, onnisciente e simili. In questa concezione generale ci sono molte variazioni. Alcuni considerano Dio personale, altri lo vedono come impersonale.
Qualunque concezione abbiamo di Dio, se non influenza la nostra condotta giornaliera, se la nostra vita quotidiana non trae ispirazione da essa, e se non è universalmente necessaria, allora quella concezione è inutile. Se Dio non è concepito in un modo tale che non possiamo fare a meno di Lui nella soddisfazione di un desiderio, nel nostro aver a che fare con le persone, nel guadagnare denaro, nel leggere un libro, nel passare un esame, è chiaro che non abbiamo percepito alcuna connessione tra Dio e la vita.
Dio può essere infinito, onnipresente, onnisciente, personale e misericordioso ma questi concetti non sono sufficientemente attraenti da farci cercare di conoscerLo. Si può anche fare a meno di Lui. Egli può essere infinito, onnipresente e così via ma non abbiamo alcun uso pratico ed immediato per queste concezioni nella nostra vita frettolosa ed occupata.
Queste concezioni stereotipate ci appaiono come valvole di sicurezza del nostro pensiero umano inibito. Queste concezioni ci spiegano Lui, ma non ce Lo fanno cercare. Esse mancano di forza motrice. Non stiamo necessariamente cercando Dio quando lo chiamiamo infinito, onnipresente, compassionevole e onnisciente. Questi concetti soddisfano l’intelletto ma non placano l’anima. Se rispettati e cari nei nostri cuori, questi concetti di Dio possono ampliarci in una certa misura, possono renderci morali e rassegnati verso di Lui ma non fanno Dio nostro, non sono intimi a sufficienza. Essi lo piazzano distante dalle preoccupazioni giornaliere del mondo.
La stessa concezione di Dio deve incitarci a cercarlo nel mezzo delle nostre vite quotidiane. E’ questo ciò che si intende con una concezione di Dio pragmatica ed attraente. Dobbiamo portar la religione e Dio fuori dalla sfera della credenza a quella della vita giornaliera. Se noi non enfatizziamo la necessità di Dio in ogni aspetto delle nostre vite ed il bisogno della religione in ogni minuto della nostra esistenza, allora Dio e la religione si ritirano dalla nostra intima considerazione giornaliera e diventano solo una questione di un giorno alla settimana. Per comprendere la vera necessità di Dio e della religione dobbiamo gettar enfasi su quella concezione che è più pertinente allo scopo primario delle nostre azioni quotidiane.
Dio è beatitudine. Egli è anche sempre esistente ed è consapevole della sua esistenza di beatitudine. Quando noi desideriamo l’eterne beatitudine o Dio, questo implica che con la beatitudine desideriamo anche un’esistenza eterna, immortale, immutabile e sempre consapevole. Tutti vogliono l’eterna beatitudine (Ananda) insieme ad un’esistenza eterna (Sat). Difatti la considerazione dei motivi del mondo mostra anche che non c’è nessuno che non vorrebbe avere la beatitudine o Ananda.
In modo simile a nessuno piace il prospetto dell’annientamento; se un tale pensiero è suggerito noi rabbrividiamo all’idea. Tutti gli uomini desiderano esistere permanentemente (Sat). Ma se ci fosse data l’eterna esistenza senza la consapevolezza di tale esistenza, la rigetteremmo. Chi abbraccerebbe un’esistenza nel sonno? Nessuno. Noi vogliamo un’esistenza consapevole. Inoltre noi vogliamo un’esistenza consapevole e beata – Sat, Chit, Ananda (esistenza, consapevolezza e beatitudine). Questo è il nome Indù per Dio. Ma per una considerazione solamente pragmatica noi enfatizziamo l’aspetto di beatitudine di Dio ed il nostro movente per la beatitudine, lasciando fuori gli altri due aspetti di esistenza consapevole.
Che cosa è Dio? Se Dio fosse qualcos’altro rispetto alla beatitudine ed il suo contatto non producesse in noi beatitudine, o producesse solo dolore, o se il suo contatto non caccerebbe vie il dolore da noi, lo vorremmo? No. Se Dio fosse qualcosa di inutile per noi, non lo vorremmo.
Qualunque concezione di Dio noi formiamo mediante l’esercizio della ragione rimarrà sempre vaga ed indistinta fino a quando Dio è realmente percepito come tale. Difatti noi teniamo Dio ad una distanza di sicurezza concependolo talvolta come un mero personaggio personale, e successivamente pensando teoricamente a Lui come esistente dentro di noi. E’ a causa di tale vaghezza nelle nostre idee ed esperienze che riguardano Dio che non siamo in grado di afferrare la reale necessità di Lui e del valore pragmatico della religione. Questa idea o teoria incolore fallisce nel darci convinzione. Non cambia le nostre vite, non influenza la nostra condotta in un modo apprezzabile, o ci fa provare a conoscere Dio.
Non c’è ombra di dubbio dell’assoluta identità della consapevolezza di beatitudine e della consapevolezza di Dio. E’ evidente quindi che Dio non può essere concepito meglio che come beatitudine se proviamo a portarlo all’interno della gamma della nostra esperienza di calma. Dio allora non sarà più una supposizione soltanto da teorizzare. Non è questa una concezione più nobile di Dio? Egli viene percepito manifesto nei nostri cuori nella forma di beatitudine nella meditazione. Se noi concepiamo Dio in questo modo, come beatitudine, allora e solo allora noi rendiamo la religione universalmente necessaria. Perché nessuno può negare che egli desidera raggiungere la beatitudine, e, se egli aspira a raggiungerla nel modo appropriato, egli diverrà religioso avvicinandosi e percependo Dio che è descritto come beatitudine molto vicina al suo cuore.
Uno non deve pensare che la sua concezione di Dio è troppo astratta non avendo nulla a che fare con le nostre speranze ed aspirazioni spirituali, che richiedono la concezione di Dio come un essere personale. Non è la concezione di un essere impersonale, come comunemente compresa, e nemmeno quella di un essere personale, come ristrettamente concepita. Dio non è una persona come la siamo noi nella nostra limitatezza. Il nostro essere, consapevolezza, sentimento, volontà assomigliano solo come un’ombra al Suo essere, consapevolezza e beatitudine. Egli è una persona in un senso trascendentale. Il nostro essere, consapevolezza e sentimento sono limitati ed empirici; i Suoi sono illimitati e trascendentali. Egli ha un aspetto impersonale ed assoluto, ma non dobbiamo pensare che gli sia al di là della portata di tutte le esperienze, anche quella interiore.
Una concezione di un essere personale che non sia altro che la nostra magnificazione non è richiesta. Dio può essere o divenire qualunque cosa, personale, impersonale, tutto misericordioso, onnipotente e così via. Ma non ci è richiesto prendere nota di queste cose. La concezione di Dio come beatitudine si adatta esattamente al nostro fine, alle nostre speranze, alle nostre aspirazioni e alla nostra perfezione.
Nemmeno si deve pensare che questa concezione di Dio renda degli idealisti sognatori tagliando la nostra connessione con i doveri e le responsabilità, le gioie ed i dolori del mondo pratico. Se Dio è beatitudine e noi cerchiamo la beatitudine per conoscerlo, non dovremmo trascurare i doveri e le responsabilità del mondo. Nell’adempimento di questi si può ancora percepire la beatitudine, perché è al di là di essi, e quindi essi non possono aver alcun effetto su di essa. Noi trascendiamo le gioie ed i dolori del mondo nella beatitudine, ma non trascendiamo la necessità di compiere i nostri giusti doveri nel mondo.
Dio viene all’interno della calma esperienza degli uomini. Nella consapevolezza di beatitudine noi Lo realizziamo. Non ci può essere nessun’altra prova diretta della sua esistenza. E’ in Dio, inteso come beatitudine, che le nostre speranze e aspirazioni spirituali trovano compimento, la nostra devozione e amore trovano un oggetto.

mercoledì 8 luglio 2009

Realizzate il principio di Unità

Poichè in questo periodo sono molto impegnato con l'università non posso aggiornare con regolarità il blog. Tanti sarebbero i post da mettere, poesie mie con commenti, estratti di Yogananda e tanto altro. Da agosto cercherò di ritornare a ritmi regolari. :)

Namasté a tutti,
Mistico

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Discorso Divino del 29 Aprile 2009

Realizzate il principio di Unità

"La creazione emerge dalla Verità e si fonde nella Verità.

C'è un luogo nel cosmo in cui la Verità non esista?

Visualizzate questa Verità pura e immacolata."

Quando perdete la fede, perdete Dio.

Tutti desiderano la pace e la felicità, nessuno vuole dolori e difficoltà. Nel suo discorso, Popat ha detto che tutti sono incarnazioni di Dio. Dio è Uno, non c'è una seconda entità; se pensate che ci sia una seconda entità, questa è una non verità. Non c'è niente che sia una seconda entità.

Tutti sono uno.

Dalle piccole formiche, alle zanzare e agli uccelli, fino agli elefanti possenti, ogni essere è manifestazione di Dio. Persino gli alberi, le colline e le montagne sono manifestazioni di Dio. Stando così le cose, come può esserci una seconda entità? Una seconda entità è frutto della vostra immaginazione e illusione, è una creazione vostra. Pensate alla provenienza del vostro corpo: voi dite che viene dai vostri genitori. No, no; voi non venite dai vostri genitori, venite da voi stessi. C'è una sola entità; dove si trova la seconda? Ma la gente ripone oggi la propria fede nella diversità e non nell'unità. Che cosa significa "unità"? Non è l'associazione di molti, è la realizzazione dell'unicità. Se avete degli specchi tutt'intorno a voi, vedete molte forme di voi stessi che sono tutte diverse di voi ma questa non è la verità. Colui che pone la domanda e colui che dà la risposta sono la stessa persona; tutti sono uno.

Daivam mânusha rûpena

Dio appare in forma di essere umano.

La stessa persona appare in molte forme e considerarle differenti l'una dall'altra è un errore. Quando Io parlo al microfono, voi udite la Mia Voce: chi parla è soltanto uno ma la stessa voce viene udita da molte orecchie.

Ekoham sarva bhûtânâm

Io sono la sola Realtà in tutti gli esseri.

Ekam sat viprâ bahudhâ vadanti

La Verità è una ma i saggi vi si riferiscono con nomi vari.

C'è un solo sole in cielo ma noi ne vediamo il riflesso in molti fiumi, cisterne e recipienti; il sole è solamente uno ma se ne vede il riflesso ovunque vi sia acqua. Mettete dell'acqua in un piatto e potrete vedere il riflesso del sole anche in quello; significa forse che il sole è lì in quell'acqua? No, no, si tratta soltanto del suo riflesso. In modo eguale, l'Âtma è Uno Solo e la mente, l'intelletto, il subconscio e il senso dell'io sono come contenitori differenti. Quindi la Divinità è una.

Dio si può vedere nei cuori puri.

Tutto è Dio; se pensate diversamente è solamente a causa della vostra illusione cioè mâyâ. Quando il sole brilla lassù, si può vederne il riflesso in tutte le cisterne; lo si vede anche dove l'acqua è sporca ma quando l'acqua è completamente sporca, ovviamente il riflesso non si vede. Nello stesso modo, quando il vostro cuore è puro e limpido, potete vederci la manifestazione diretta di Dio ma il vostro cuore è impuro; quando lo avrete pulito accuratamente, potrete vedervi Dio benissimo. Dio è immanente in ognuno; dal neonato all'adulto fino alla persona vecchia, Egli è presente in ognuno. Una bimbetta cresce e alla fine diventa vecchia; la bambina, la donna e l'anziana sono la stessa persona. A causa del modo di pensare, la gente vede molte forme differenti ma Dio non ha forme differenti; in effetti, Egli non ha forma anche se ha molti nomi ma i molti nomi corrispondono ai molti riflessi della stessa Divinità. Voi potete vedere il riflesso del sole nell'acqua che scorre e in quella stagnante; nell'acqua corrente, il riflesso appare tremolante ma, nell'acqua ferma, anche il riflesso è stabile. La vostra mente si attacca al mondo a causa dell'illusione; tutto in questo mondo non è altro che una proiezione di mâyâ.

Hiranyakashipu chiese a suo figlio Prahlâda: "Dov'è Dio? Tu canti continuamente Nârâyana, Nârâyana: chi è Nârâyana?"

Prahlâda rispose: "L'uomo stesso è Nârâyana. Dovunque tu guardi, vedi soltanto Nârâyana: Egli è in me, Egli è in te, Egli è in tutti gli altri".

Hiranyakashipu allora chiese: "È anche qui, in questa colonna?"

"Certo che è anche lì!" rispose Prahlâda.

Hiranyakashipu prese una mazza, colpì la colonna e, immediatamente, vide la manifestazione del Signore Vishnu; quindi, ovunque guardiate, Dio è lì ma le persone simili a Hiranyakashipu non hanno fede in Dio.

Acquisite la capacità di vedere l'unità.

Sebbene la creazione sia un'unità totale, noi la vediamo dal punto di vista della diversità e diciamo: "Egli è mio padre, ella è mia madre, quella è la mia sorella maggiore, l'altra è quella minore". Noi allacciamo le relazioni in base alla forma. Da dove vengono queste relazioni? Niente può esistere senza il principio dell'unità.

Ecco un esempio: un cane entrò in una stanza con molti specchi, vide in essi molti altri cani e si spaventò considerandoli un pericolo per la sua vita. Per sfuggire alla situazione, saltò contro uno degli specchi attaccando quello che credeva un altro cane. Mentre faceva ciò, vide che anche il cane nello specchio gli si scagliava contro. Nel trambusto che ne seguì, lo specchio si ruppe ed esso, pensando che non vi fossero altri cani, uscì dalla stanza. Convinto di essersi salvato, si sentì molto sollevato ma dov'erano tutti quei cani? Aveva visto il proprio riflesso in molti specchi. Lo stesso accade oggi con le persone. Se si guardano tutte le altre forme come riflessi di se stessi nello specchio del mondo, si afferra il principio di unità. Quindi non ci sono entità separate, come padri, madri, fratelli e sorelle; le relazioni terrene vengono strette a causa dell'illusione e si dice: "Ella è mia sorella, egli è mio fratello, egli è mio padre, ella è mia madre". Queste sono tutte relazioni solamente fisiche e non basate sulla vostra Realtà Divina. Cercate di capire che lo Stesso Âtma è presente in tutti; voi, però, allacciate relazioni terrene dimenticandoNe il principio. Voi dite "Lei è mia moglie" ma, prima del matrimonio, ella è separata da voi e voi siete separati da lei; soltanto dopo il matrimonio dite "mia moglie, mia moglie". Come avete generato in voi questa relazione di marito e moglie? Essa è dovuta soltanto alla vostra illusione. È a causa dell'illusione che si fanno molti errori e si indulge in molte attività indesiderabili. Dovunque guardiate, c'è Dio e Dio è Uno. La gente dice "Egli è Râma, Egli è Krishna, Egli è Shiva, Egli è Vishnu"; che cosa significa? Vuol dire che Vishnu, Shiva, Râma e Krishna sono entità separate? Questi sono Nomi differenti per lo stesso Dio che vi appare in una forma particolare a seconda della vostra immaginazione. Se meditate sulla forma di Krishna come raffigurato da artisti come Ravi Varma, Dio si manifesterà davanti a voi nella forma di Krishna e, analogamente, apparirà davanti a voi in veste di Râma, ma Dio non è né Râma né Krishna; solamente voi siete Râma e Krishna. Le forme di Râma e Krishna non sono altro che il riflesso di voi stessi. Se dite: "Voglio Râma", Dio si manifesterà a voi nella forma di Râma; se dite: "Voglio Krishna", Dio vi apparirà in veste di Krishna. Tutte queste forme non sono altro che il vostro riflesso.

Riducete il peso dei desideri.

Il dolore e la felicità sono ambedue nel mondo. Quando siete in difficoltà, dite: "Povero me! Perché Dio mi ha dato questa difficoltà? Che peccato ho commesso?" Al contrario, quando fate un buon guadagno e siete contenti, dite: "È la mia buona sorte". Non si tratta della vostra buona sorte né l'altra è quella cattiva: se avete pensieri buoni, avrete risultati buoni mentre, se avete pensieri cattivi, avrete conseguenze negative. Il bene e il male non vengono dall'esterno.

Tutto è Dio. Quando le persone vedono uno scorpione hanno paura di essere punte ma, in effetti, c'è Dio anche in quello; non c'è alcun essere in cui Dio non sia presente. Voi dovete liberarvi in ogni modo della vostra illusione. La gente ha troppi desideri e sono tutti causa di illusione per cui li si dovrebbe ridurre. Come si può fare? Tutti i desideri sono una creazione della mente che si comporta in modo arbitrario.

Mana eva manushyânâm kâranam bandha mokshayoh

La mente è la causa della schiavitù e della liberazione dell'uomo.

Dovete sforzarvi di seguire il sentiero della liberazione. Allora non vi sarà alcuno spazio per l'illusione. La gente, però, è piena di desideri e la causa di tutti i desideri è la mente. Di conseguenza, prima di tutto controllate la mente; se lo farete, non avrete neppure un singolo desiderio. Per questo si dice: "Meno bagaglio e più comodità rendono piacevole il viaggio". Dio sarà contento di voi solo quando ridurrete il bagaglio dei vostri desideri; molti di essi diventano un gran peso per la vita mentre sarete più contenti con meno desideri. Quando non si è sposati, si pensa: "Comunque vada, posso sempre cavarmela; tirare la cinghia qualche volta non mi disturba" ma, se si è sposati e ci sono dei figli, si è caricati di tante preoccupazioni. Da dove sono venuti moglie e figli? Sono venuti da dove siete venuti voi. Pensate che qualcuna sia vostra moglie perché avete dell'attaccamento nei suoi confronti. Potete dire che ogni donna è vostra moglie? No, no; se dite così finisce a pugni, non potete parlare così. La relazione tra marito e moglie è soltanto da corpo a corpo; questa relazione fisica è causa di molti problemi.

Una persona danarosa viene definita "un ricco" ma la stessa persona sarà detta "mendicante" se perde il suo denaro. Quando siete ricchi, siete considerati più grandi (bigger) mentre, quando siete poveri, vi trattano da mendicanti (beggar) per cui la stessa persona è ad un tempo un grande e un mendicante. Abbiate una mentalità equanime e tutto diverrà un bene per voi. Anche se qualcuno vi picchiasse, dovreste pensare: "La persona che mi sta colpendo non è altri che Dio. Egli mi batte perché in me c'è qualche difetto. Questo corpo ha commesso un errore per cui deve ricevere una punizione". Qualunque cosa facciamo tornerà indietro come reazione, riflesso e risonanza, tutto ciò che sperimentiamo è il risultato delle nostre stesse azioni, non è dato da Dio; Egli non dà niente alla gente se non Beatitudine (Ânanda). Avendola sperimentata, non criticate l'Uno che ve l'ha data. La gioia come la sofferenza sono riflessi delle vostre azioni. Il fatto che Dio vi ami significa che Egli ama Se Stesso. Dio non ha attributi, non ha qualità malvagie come ira, odio, gelosia e ipocrisia, né queste qualità vi sono state date da Lui; le avete generate voi stessi. Liberatevi quindi dell'illusione. Se vi create preoccupazioni inutili pensando "Io non ho questo, io non ho quello", ingannate voi stessi; riducete i desideri e non dovrete accollarvi troppo bagaglio. Soltanto così potete essere contenti.

Prendete coscienza del Principio Atmico.

Se avete amore vero per Dio, meditate sempre su di Lui; se vi piace Râma, meditate su Râma e, similmente, meditate su Krishna se è questa la Deità che avete scelto ma ricordate sempre che Râma e Krishna non sono esterni a voi: Râma è nel vostro cuore, Krishna è nel vostro cuore. Qualunque forma consideriate Râma, meditate su quella forma a occhi chiusi e la visualizzerete sicuramente. Alla fine comprenderete pienamente: "Sono libero dall'illusione di considerare Râma e Krishna separati da me: in effetti, io sono Râma, io sono Krishna". Quando meditate su Râma, vedete quella Forma come un riflesso dei vostri pensieri e similmente vedete la forma di Krishna quando meditate su di Lui. Voi pensate che Râma e Krishna siano differenti da voi a causa della vostra illusione. Chi ha visto Râma? Chi ha visto Krishna? Artisti come Ravi Varma hanno dipinto le immagini di Râma e Krishna sulla base delle descrizioni date dai testi sacri; queste sono soltanto pitture, non rivelano la verità.

Ognuno può chiamare Dio con un nome di sua scelta come Râma, Krishna, Govinda ecc. e meditare su un nome e una forma particolari; in questo non c'è errore. Io non vi chiedo di abbandonare questa abitudine ma "Io sono Dio, il mio Âtma è Dio" deve essere la vostra salda convinzione. L'Âtma non ha forma, ha soltanto un nome. L'Âtma splende in tutti come il sole ma si può vedere solamente in un cuore puro; se il cuore non è puro, non si può vedere. Molti Avatâr sono venuti a propagare questa verità; le Incarnazioni Divine non vengono per loro interesse ma per impartire la conoscenza della Verità a tutti. Seguite i Loro Insegnamenti e comprendete il Principio Atmico.

Il Vedânta proclama che l'Âtma è la sola realtà. Le onde si formano dall'acqua; in mancanza d'acqua non possono esserci onde. Allo stesso modo, non può esistere forma senza l'Âtma. Dovete contemplarLa e cantare il mantra "Om Namo Nârâyanâya, Om Namo Nârâyanâya, Om Namo Nârâyanâya". Se non siete in grado di cantarlo per intero, è sufficiente che recitiate la "Om" perché tutto è immanente in Essa. La parola "Om" fa riferimento al Pranava (il suono primordiale) che Upanishad descrivono come Âtma. La Taittirîyopanishad tratta ampiamente del Principio Atmico; il Râmâyana, il Bhâgavata e il Mahâbhârata rivelano la stessa verità attraverso le storie degli Avatâr. Tutto è dentro di voi, nulla è fuori. L'intera creazione è una. Liberatevi dell'illusione e cercate di comprendere la verità dietro i nomi e le forme.

Nome e forma sono inseparabili. Voi cantate "Sai Râm, Sai Râm, Sai Râm..." Il Nome "Sai" Mi è stato dato: non sono nato con questo Nome. Allo stesso modo, gli Avatâr Râma e Krishna ricevettero i Nomi dai Loro genitori, non nacquero con essi. Râma venne forse dicendo: "Io sono Râma?" No, no. Egli nacque come figlio di Dasharatha e fu chiamato "Râma".

Che cosa significa la parola Dasharatha? Essa indica il "carro" (ratha) del corpo umano con i suoi dieci (dasha) sensi. Abbiate controllo sui vostri sensi; quando ciò avviene, non occorre nient'altro e si dimentica persino se stessi, si dimentica anche il corpo fisico.

È la mente a controllare il corpo e i sensi che sono temporanei. Anche la mente è destinata alla distruzione. Noi diciamo "mente, mente, mente" ma dov'è la mente? Quale forma ha? Non ha forma ed è anch'essa un'illusione. Indagate su queste parole e comprendete che Dio è Uno: questa è l'unica verità, tutto il resto è illusione! Al cinema, sullo schermo, vi appaiono molte scene: vedete Sîtâ sposarsi con Râma, Râvana rapirla, Râma fare guerra a Râvana e molti amici di Râma prendervi parte. Tuttavia, quelle sono soltanto immagini che non hanno riscontro nella realtà.

Non esistono tante persone, tutti sono uno. Ekam sat... Quando seguite la Verità (Satya), ne nasce la Retta Azione (Dharma) e, quando Satya e Dharma vanno assieme, la Pace (Shânti) si manifesta. Quando c'è Pace, c'è Beatitudine. Si produce luce quando la carica negativa e quella positiva sono assieme.

L'Amore emerge dalla Pace; chi manca di Pace non può avere Amore. Quando in noi si manifesta Amore, consideriamo tutti come una cosa nostra. Tutti sono forme nostre.

Tutti sono uno, siate equanimi con tutti.

Impegnatevi a manifestare questa verità.

Quando il vento soffia, le foglie secche vengono portate via ma non quelle verdi; esse rimangono sui rami. La vostra umanità non deve essere come una foglia secca spazzata via dal vento. Tutto è mistero divino.

Le storie del signore Râma sono stupefacenti.

Ciò purifica la vita delle persone in tutti e tre i mondi;

è come la falce che taglia i rampicanti dei legami con le cose del mondo,

è come un buon amico che ti aiuta nel momento del bisogno,

è come un riparo per i saggi e i veggenti che fanno penitenza nella foresta.

Sviluppate una salda devozione.

Non permettete alla vostra mente di diventare come un cane che viene illuso dalla sua immagine riflessa. Il cane si illude pensando che l'immagine riflessa in molti specchi sia quella di molti cani ma non ci sono molti cani. Potreste pensare che un cane sia soltanto un cane ma Dio è anche in quello; senza vibrazioni, neanche un cane può vivere. Che cos'è questa vibrazione? Si tratta della vibrazione della vita. Grazie a questo principio di vita, un cane mangia e si muove.

Non fate alcuna differenza del tipo "quello è un estraneo, quella è una persona ricca, quello è un mendicante"; tutti sono uno, vedete unità in tutti. Solo allora avrete una devozione salda e vera; in caso contrario, avrete scossoni e sobbalzi e la vostra devozione vacillerà di momento in momento.

Molte persone qualificano se stessi come devoti e, finché hanno fede in Dio, la loro devozione resta stabile; quando la loro devozione vacilla, anche la mente fa altrettanto. La fede vera non vacilla in qualunque circostanza. Succeda quel che succeda, la vostra devozione non deve vacillare, neppure se vi hanno tagliato a pezzi: questa è devozione solida, incrollabile e immacolata. Sviluppate tale devozione durevole e disinteressata.

Anche Gesù insegnava le stesse cose. Dio è uno; per raggiungerLo, dovete recidere il vostro io individuale. Questo è ciò che simboleggia la Croce.

Non rinunciate mai alla vostra fede, restate attaccati saldamente ad essa: così realizzerete sicuramente la vostra vera identità. L'uomo è nato per manifestare la sua umanità, non per distruggerla. Sviluppate le qualità umane di Satya (Verità), Dharma (Rettitudine), Shânti (Pace), Prema (Amore) e Ahimsâ (Non violenza). Quando la Verità si combina con la Rettitudine, nascono Pace e Amore. È l'Amore a unire tutti. Uccidereste vostro figlio in un accesso d'ira? No, no, lo rimproverereste ma non gli fareste del male. Allo stesso modo, quando si nutre Amore, si trattano tutti come propri; trattate ogni donna come vostra madre e vostra sorella.

In questa sacra terra di Bhârat, la tolleranza è la vera bellezza.

Fra tutti i rituali, l'aderenza alla verità è la pratica ascetica più elevata.

Il più dolce sentimento di questo Paese è quello d'amore verso la madre.

Sviluppate tali sentimenti sacri verso tutte le donne. Soltanto quando vi sposate, chiamate quella donna "moglie"; diversamente, tutte le donne sono come vostra madre e vostra sorella e, similmente, tutti gli uomini sono come vostri fratelli. Dio è Uno: Egli è il solo purusha (maschio), non c'è altro maschio che Lui.

Una volta, le gopika (pastorelle) andarono a casa di Krishna per incontrarLo ma, quando provarono a entrare, il guardiano le fermò dicendo che le donne non potevano avervi accesso.

Allora esse gli chiesero: "Come mai tu puoi farlo?"

Egli rispose: "Io sono un maschio".

Esse replicarono: "Non puoi definirti "maschio" semplicemente perché indossi un abito maschile; i cinque elementi e i cinque princìpi vitali sono gli stessi in te come in noi. Possiamo essere diversi solo per il fatto tu indossi abiti maschili e noi femminili ma la stessa Divinità è presente in te e in noi; infatti, solo Krishna è il Purusha, tutti gli altri sono femmine".

Amare Dio è lo scopo principale della vita.

A questo mondo, oggigiorno, l'eguaglianza e l'unità si sono estinte. A causa della mancanza di unità, siamo incapaci di vedere la Divinità per cui l'odio sta aumentando. Per la mancanza d'amore, oggi il mondo è attanagliato da divergenze e lotte; l'uomo odierno ha persino dimenticato la propria umanità.

Innanzitutto, comprendete che siete essenzialmente divini. Quando dite "Io sono una persona ed Egli è Dio", siete nella dualità ma, quando ci sono due entità, anche la terza trova posto e questa è la mente; ciò vi porterà alla rovina totale.

Il marito deve essere trattato come marito e la moglie come moglie. Ognuno deve svolgere il proprio dovere, che di norma si riferisce a un lavoro specifico, ma il dovere di un essere umano non è semplicemente il compiere qualche lavoro: "dovere" connota nishkâma karma (azione disinteressata).

Una persona egoista (selfish) è peggiore di un pesce (fish), un pesce è migliore di un egoista per cui non date mai adito all'egoismo; soltanto quando abbandonate l'egoismo potete identificarvi con il Sé. Se diventate schiavi dei sensi, rimarrete sempre egoisti; perciò rinunciatevi e aiutate tutti.

Come ho detto il giorno di Râma Navamî, Dio è Uno. Nel mondo, c'è una diversità apparente: infatti, l'uomo è Dio Stesso. Credete fermamente in questa verità e non fate vacillare la vostra fede neppure un po'; se la perdete, perdete Dio. Qualunque cosa vi capiti, non diventate mai egoisti. Se vi comporterete così, raggiungerete la vostra Divinità ed allora non sarete più preda dell'illusione che Râma, Krishna, Îshvara e Vishnu siano differenti l'Uno dall'Altro.

I Nomi come Râma e Krishna vengono assegnati da noi, ogni nome viene dato da noi. Tutti nascono da Dio; Egli è Uno, non due. Sforzatevi, fin da ora, di sbarazzarvi di tutte le differenze. Se amate Dio, adorateLo e seguiteLo: questo è lo scopo primario e l'obiettivo vero della vostra vita.

Kodaikanal, 29 aprile 2009,

Sai Shruti