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sabato 23 gennaio 2010

Realizzando Dio nella tua vita quotidiana

Il post di oggi è un estratto di Yoganandaji che spero possa ispirarvi come ha fatto con me. Mi spiace se la traduzione può non essere perfetta. Tutto il materiale di Yoganandaji può essere trovato per intero nella letteratura in inglese e nel materiale ottenibile dalla Self-realization fellowship.

Namasté,
Mistico

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Non importa quello che fai, Dio deve essere costantemente nella tua mente. Quando vuoi vedere uno spettacolo speciale, o comprare un vestito o una macchina che hai ammirato, non è vero che, non importa quello che stai facendo, la tua mente pensa continuamente a come ottenere queste cose? Fino a quando non soddisfi i tuoi forti desideri la tua mente non avrà riposo. Essa lavora incessantemente per soddisfare quei desideri. La tua mente deve essere su Dio giorno e notte allo stesso modo. Trasmuta i desideri insignificanti nell’unico grande desiderio per Lui.

Di grande aiuto per il tuo sviluppo è l’abitudine di sussurrare mentalmente a Dio (vedi anche questo post in merito). Vedrai un cambiamento in te che ti piacerà molto quando la tua mente sussurra sempre a Lui, “Notte e di, notte e di, giorno e notte cerco Te”.

Il sussurrare mentalmente sviluppano un potete dinamico per rimodellare la materia in quello che vuoi. Tu non comprendi quando grande è il potere della mente (vedi anche in merito tale ciclo di post). Quando la tua mente e la tua volontà sono sintonizzare alla volontà divina non devi muovere un dito per creare cambiamenti sulla terra. La legge divina lavorerà per te. Qualunque cosa tu credi intensamente nella tua mente si materializzerà. Gesù disse: “In verità io vi dico che chi dirà a questo monte: "Togliti di là e gettati nel mare", se non dubita in cuor suo, ma crede che quel che dice avverrà, gli sarà fatto.” (Marco 11:23)

Non ci può essere alcuna scusa per non pensare a Dio. Giorno e notte oscillando nello sfondo della tua mente, "Dio! Dio! Dio!" invece di soldi o sesso o fama. Qualunque cosa ti stai facendo interiormente di “Signore, manifestati a me! Tu sei proprio qui. Tu sei nel sole. Tu sei nell’erba. Tu sei nell’acqua. Tu sei in questa stanza. Tu sei nel mio cuore”.

Devi per prima cosa comprendere nella tua mente l’importanza di Dio. Devi realizzare interiormente che il più grande bisogno della tua vita è Dio. Pratica la presenza di Dio nella vita quotidiana rendendo le tue meditazioni molto profonde. E’ meglio meditare un po’ con profondità che meditare a lungo con la mente che vaga di qua e di là. Se non fai uno sforzo per controllare la mente essa continuerà a fare come preferisce, non importa quanto a lungo tu ti siede per meditare. In seguito pratica delle lunghe meditazioni con profondità. E’ questo quello che ti porta al Suo regno. Noi deludiamo e spogliamo noi stessi quando pensiamo che possiamo aspettare fino a domani per fare il grande sforzo di essere con Dio.

Insieme a periodi di meditazione, devi pensare a Dio giorno e notte. Noi dobbiamo elevare la nostra consapevolezza così che anche i doveri più mondani sono compiuti con il pensiero di Dio. Ci sono due tipi di doveri: quelli che fai per te stesso (che ti tengono legato) e quelli che fai per Dio. Il dovere compiuto come un'offerta a Dio è spiritualmente benefico come la meditazione. Dio ama quella devozione che fa delle azioni così come del silenzio un’offerta a Lui.

Se pratichi la meditazione profondamente, a lungo e con intensità, allora la tua mente si rivolgerà sempre più a Dio. Tuttavia non devi trascurare i tuoi doveri nel mondo. Mentre impari a compiere tutti i tuoi doveri con la consapevolezza di Dio, sarai in grado di fare le cose più velocemente, con maggiore concentrazione ed efficienza. Arriverai allo stadio di consapevolezza nel quale, non importa quello che fai, le tue attività nel mondo saranno pienamente pervase della tua consapevolezza di Dio. Questo stadio giunge solo dopo che hai praticato la meditazione profondamente ed hai disciplinato la tua mente per rivolgersi a Dio dopo che hai compiuto i tuoi doveri, e compiendo questi doveri con la consapevolezza che stai servendo soltanto Dio.

Qualunque cosa tu faccia, falla con buona volontà e con piena concentrazione. Ma non devi spendere tutto il tuo tempo nelle attività. Alcune persone sono così occupate con il lavoro che non hanno tempo per Dio. O, quando la notte giunge, esse sono troppo stanche per meditare.

Quando mediti devi porre la tua mente intera su Dio. E quando stai compiendo un dovere devi porre il tuo cuore intero in esso, ma appena hai concluso con il tuo lavoro, poni la tua mente su Dio. Quando impari a praticare la presenza di Dio in ogni piccolo momento in cui sei libero di pensare a Lui, allora anche nel mezzo del rumore puoi trovare la comunione; puoi mantenere la tua mente costantemente su Dio. Se il tuo cuore è sincero ed onesto, troverai modi, non importa quanto ti sia occupato, per cercarLo e pensare a Lui.

Ma non puoi trovarLo solo per mezzo di buone azioni; devi dargli il tuo più profondo amore. Egli vuole che tu cedi il tuo cuore, la tua mente e la tua anima. Egli vuole sapere che tu Lo ami. Devi cercarlo sia nell’attività che nella meditazione. Quindi prima che tu compi qualunque azione, quando compi un’azione, e quando hai finito di compiere quell’azione, pensa a Lui.

Lui ti sta aspettando. Non dare al mondo la tua attenzione. Compi i tuoi doveri, ma sii con Dio. Ne vale la pena. Ogni momento della tua vita deve essere riempito con il pensiero di Dio.

venerdì 31 luglio 2009

Cercare Dio come beatitudine

Nel post di oggi molto ispirante vi porto delle parole di Yoganandaji come al solito tradotte allo meno peggio da me. :P

Namasté,
Mistico

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La nostra ordinaria concezione di Dio è che Lui è un superuomo, infinito, onnipresente, onnisciente e simili. In questa concezione generale ci sono molte variazioni. Alcuni considerano Dio personale, altri lo vedono come impersonale.
Qualunque concezione abbiamo di Dio, se non influenza la nostra condotta giornaliera, se la nostra vita quotidiana non trae ispirazione da essa, e se non è universalmente necessaria, allora quella concezione è inutile. Se Dio non è concepito in un modo tale che non possiamo fare a meno di Lui nella soddisfazione di un desiderio, nel nostro aver a che fare con le persone, nel guadagnare denaro, nel leggere un libro, nel passare un esame, è chiaro che non abbiamo percepito alcuna connessione tra Dio e la vita.
Dio può essere infinito, onnipresente, onnisciente, personale e misericordioso ma questi concetti non sono sufficientemente attraenti da farci cercare di conoscerLo. Si può anche fare a meno di Lui. Egli può essere infinito, onnipresente e così via ma non abbiamo alcun uso pratico ed immediato per queste concezioni nella nostra vita frettolosa ed occupata.
Queste concezioni stereotipate ci appaiono come valvole di sicurezza del nostro pensiero umano inibito. Queste concezioni ci spiegano Lui, ma non ce Lo fanno cercare. Esse mancano di forza motrice. Non stiamo necessariamente cercando Dio quando lo chiamiamo infinito, onnipresente, compassionevole e onnisciente. Questi concetti soddisfano l’intelletto ma non placano l’anima. Se rispettati e cari nei nostri cuori, questi concetti di Dio possono ampliarci in una certa misura, possono renderci morali e rassegnati verso di Lui ma non fanno Dio nostro, non sono intimi a sufficienza. Essi lo piazzano distante dalle preoccupazioni giornaliere del mondo.
La stessa concezione di Dio deve incitarci a cercarlo nel mezzo delle nostre vite quotidiane. E’ questo ciò che si intende con una concezione di Dio pragmatica ed attraente. Dobbiamo portar la religione e Dio fuori dalla sfera della credenza a quella della vita giornaliera. Se noi non enfatizziamo la necessità di Dio in ogni aspetto delle nostre vite ed il bisogno della religione in ogni minuto della nostra esistenza, allora Dio e la religione si ritirano dalla nostra intima considerazione giornaliera e diventano solo una questione di un giorno alla settimana. Per comprendere la vera necessità di Dio e della religione dobbiamo gettar enfasi su quella concezione che è più pertinente allo scopo primario delle nostre azioni quotidiane.
Dio è beatitudine. Egli è anche sempre esistente ed è consapevole della sua esistenza di beatitudine. Quando noi desideriamo l’eterne beatitudine o Dio, questo implica che con la beatitudine desideriamo anche un’esistenza eterna, immortale, immutabile e sempre consapevole. Tutti vogliono l’eterna beatitudine (Ananda) insieme ad un’esistenza eterna (Sat). Difatti la considerazione dei motivi del mondo mostra anche che non c’è nessuno che non vorrebbe avere la beatitudine o Ananda.
In modo simile a nessuno piace il prospetto dell’annientamento; se un tale pensiero è suggerito noi rabbrividiamo all’idea. Tutti gli uomini desiderano esistere permanentemente (Sat). Ma se ci fosse data l’eterna esistenza senza la consapevolezza di tale esistenza, la rigetteremmo. Chi abbraccerebbe un’esistenza nel sonno? Nessuno. Noi vogliamo un’esistenza consapevole. Inoltre noi vogliamo un’esistenza consapevole e beata – Sat, Chit, Ananda (esistenza, consapevolezza e beatitudine). Questo è il nome Indù per Dio. Ma per una considerazione solamente pragmatica noi enfatizziamo l’aspetto di beatitudine di Dio ed il nostro movente per la beatitudine, lasciando fuori gli altri due aspetti di esistenza consapevole.
Che cosa è Dio? Se Dio fosse qualcos’altro rispetto alla beatitudine ed il suo contatto non producesse in noi beatitudine, o producesse solo dolore, o se il suo contatto non caccerebbe vie il dolore da noi, lo vorremmo? No. Se Dio fosse qualcosa di inutile per noi, non lo vorremmo.
Qualunque concezione di Dio noi formiamo mediante l’esercizio della ragione rimarrà sempre vaga ed indistinta fino a quando Dio è realmente percepito come tale. Difatti noi teniamo Dio ad una distanza di sicurezza concependolo talvolta come un mero personaggio personale, e successivamente pensando teoricamente a Lui come esistente dentro di noi. E’ a causa di tale vaghezza nelle nostre idee ed esperienze che riguardano Dio che non siamo in grado di afferrare la reale necessità di Lui e del valore pragmatico della religione. Questa idea o teoria incolore fallisce nel darci convinzione. Non cambia le nostre vite, non influenza la nostra condotta in un modo apprezzabile, o ci fa provare a conoscere Dio.
Non c’è ombra di dubbio dell’assoluta identità della consapevolezza di beatitudine e della consapevolezza di Dio. E’ evidente quindi che Dio non può essere concepito meglio che come beatitudine se proviamo a portarlo all’interno della gamma della nostra esperienza di calma. Dio allora non sarà più una supposizione soltanto da teorizzare. Non è questa una concezione più nobile di Dio? Egli viene percepito manifesto nei nostri cuori nella forma di beatitudine nella meditazione. Se noi concepiamo Dio in questo modo, come beatitudine, allora e solo allora noi rendiamo la religione universalmente necessaria. Perché nessuno può negare che egli desidera raggiungere la beatitudine, e, se egli aspira a raggiungerla nel modo appropriato, egli diverrà religioso avvicinandosi e percependo Dio che è descritto come beatitudine molto vicina al suo cuore.
Uno non deve pensare che la sua concezione di Dio è troppo astratta non avendo nulla a che fare con le nostre speranze ed aspirazioni spirituali, che richiedono la concezione di Dio come un essere personale. Non è la concezione di un essere impersonale, come comunemente compresa, e nemmeno quella di un essere personale, come ristrettamente concepita. Dio non è una persona come la siamo noi nella nostra limitatezza. Il nostro essere, consapevolezza, sentimento, volontà assomigliano solo come un’ombra al Suo essere, consapevolezza e beatitudine. Egli è una persona in un senso trascendentale. Il nostro essere, consapevolezza e sentimento sono limitati ed empirici; i Suoi sono illimitati e trascendentali. Egli ha un aspetto impersonale ed assoluto, ma non dobbiamo pensare che gli sia al di là della portata di tutte le esperienze, anche quella interiore.
Una concezione di un essere personale che non sia altro che la nostra magnificazione non è richiesta. Dio può essere o divenire qualunque cosa, personale, impersonale, tutto misericordioso, onnipotente e così via. Ma non ci è richiesto prendere nota di queste cose. La concezione di Dio come beatitudine si adatta esattamente al nostro fine, alle nostre speranze, alle nostre aspirazioni e alla nostra perfezione.
Nemmeno si deve pensare che questa concezione di Dio renda degli idealisti sognatori tagliando la nostra connessione con i doveri e le responsabilità, le gioie ed i dolori del mondo pratico. Se Dio è beatitudine e noi cerchiamo la beatitudine per conoscerlo, non dovremmo trascurare i doveri e le responsabilità del mondo. Nell’adempimento di questi si può ancora percepire la beatitudine, perché è al di là di essi, e quindi essi non possono aver alcun effetto su di essa. Noi trascendiamo le gioie ed i dolori del mondo nella beatitudine, ma non trascendiamo la necessità di compiere i nostri giusti doveri nel mondo.
Dio viene all’interno della calma esperienza degli uomini. Nella consapevolezza di beatitudine noi Lo realizziamo. Non ci può essere nessun’altra prova diretta della sua esistenza. E’ in Dio, inteso come beatitudine, che le nostre speranze e aspirazioni spirituali trovano compimento, la nostra devozione e amore trovano un oggetto.

venerdì 1 maggio 2009

Memo di Dio

Parliamo con Dio con semplicità, Egli si manifesterà. Mettiamo nella Sua lista tutti i nostri affanni, Egli troverà la soluzione.

Namasté,
Mistico

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MEMO DI DIO
I nuovi 10 Comandamenti spingono a rinnovare la nostra Unione con Dio sulla base di un rapporto paritario. Quando Dio e noi comunichiamo da cuore a cuore, diventiamo un cuore unico che batte sulla tonalità di un tale amore e comprensione da trascendere ogni sentimento ed emozione.
1) Smettetela di preoccuparvi: Avete avuto in dono la vita e non fate altro che starvene seduti a preoccuparvi di tutto. Vi siete forse scordati che io sono qui per prendermi carico dei vostri problemi? Oppure gioite a consumarvi per ogni piccola traversia che trovate sul vostro cammino?
2) Mettetelo in lista: Quando c'è qualcosa da fare o qualcosa di cui occuparsi, mettetelo in lista. No, non nella vostra lista. Mettetelo sulla Mia lista! Lasciate che sia Io a prendermi cura del problema. Io non posso aiutarvi fino a che non passate a Me il problema. Ed anche in questo modo la mia lista delle cose da fare è molto lunga. Dopo tutto sono Dio!! Posso prendermi cura di tutto ciò che mettete nelle Mie mani. Mi prendo cura di tante cose che neanche potete immaginare!
3) Fidatevi di Me: Una volta che avete passato a Me il vostro problema, smettetela di provare a riprendervelo indietro. Fidatevi di Me. Abbiate fede che lo posso prendermi cura di tutto ciò che vi serve, dei vostri problemi e dei vostri guai. Io voglio aiutarvi, Tutto ciò che dovete fare è chiedere.
4) Lasciatelo solo: Non svegliatevi una mattina dicendo: “Bene, oggi mi sento veramente in forma, credo proprio di potere risolvere il problema da solo!". Perché pensate di sentirvi più forti? E' presto detto. Avete dato a me tutti i vostri problemi ed ora me ne sto occupando io. Non sapete che se vi dessi indietro tutti i vostri problemi, vi trovereste allo stesso punto dal quale siete partiti? Lasciateli a Me e ... scordatevene!!
5) Parlatemi: Io desidero che scordiate tante cose. Scordatevi ciò che vi ha fatto diventare pazzi. Scordate ogni preoccupazione e smettetela di tormentarvi, perché ora sapete che sono Io a controllare ogni cosa. Ma c'è una cosa che non dovreste scordare mai. Vi prego, NON scordatevi di parlarMI, spesso, molto spesso. La preghiera è il metodo più semplice per avere una conversazione con Me. lo desidero solo essere il vostro più caro amico.
6) Abbiate Fede: Io vedo un sacco di cose che voi non potete vedere nella vostra posizione. Abbiate fede in Me che so cosa sto facendo. Fidatevi di Me, voi non potete vedere tutto ciò che io vedo. Io continuerò a curarmi di voi, sorvegliarvi e andare incontro alle vostre necessità. Dovete solo avere fede in Me.
7) Condividete; Quando avevate solo 2 anni i vostri genitori vi hanno insegnato a dividere con gli altri. Come mai ve ne siete dimenticati? Quella regola si applica ancora. Dividete con coloro che sono meno fortunati di voi. Dividete la vostra gioia con coloro che hanno bisogno di essere incoraggiati. Dividete il vostro sorriso con coloro che non sorridono da tanto tempo. Dividete le vostre lacrime con coloro che non sanno più piangere. Dividete la vostra fede con coloro che non ne hanno.
8) Siate Pazienti: Ho fatto in modo che nel corso di una sola vita possiate avere moltissime esperienze. Siete passato da fanciullo ad adulto, avete avuto voi stessi dei figli, cambiato posto di lavoro, appreso molti traffici, viaggiato in posti diversi, incontrato migliaia di persone ed avuto tantissime esperienze. Come potete essere tanto impazienti quando volete risolvere il vostro problema che è nella Mia lista e questo richiede un po' di tempo in più del previsto? Fidatevi dei Miei tempi, perché sono perfetti!
9) Siate gentili: Siate gentili con gli altri perché io li amo esattamente come amo voi. Potrebbero non vestire come voi, o parlare come voi, o vivere come voi, ma io vi amo tutti nello stesso modo. Provate a stare insieme con chiunque, per amore Mio. Io vi ho volutamente creati tutti diversi. Pensate che noia sarebbe stato se foste stati tutti uguali!
10) Amate voi stessi: Poiché io vi amo tanto, come potete non amare voi stessi? Siete stati creati da Me solo per una ragione: per essere amati e per amare. AmateMi. Amate il vostro vicino, e soprattutto, amate voi stessi. Mi fa male al cuore quando vedo come siete arrabbiati con voi stessi. Voi siete per Me la cosa più preziosa. Non scordatevene mai!!

Sai Baba

sabato 24 gennaio 2009

La ripetizione del nome di Dio o namasmarana

Con il post di oggi vorrei continuare il discorso sulla pratica della presenza di Dio come ne avevamo già discusso precedentemente. Vorrei nello specifico parlarvi, grazie alle parole di Swamiji, del namasmarana o ripetizione del nome di Dio.

Avevamo già detto come sia di grande importanza non ridurre la spiritualità solo al tempo che dedichiamo alla preghiera devota o alla meditazione, in quanto tutta la giornata, comprese le ore di lavoro e di studio, devono essere dedicata al Signore con la mente ed il cuore sempre rivolti a Lui.

Sai Baba esorta tutti quanti dicendo:
“Entrate da subito nella disciplina del Namasmarana, il ricordo incessante del Nome del Signore. Il Namasmarana non ha bisogno di alcun momento speciale; per praticarlo non dovete trovare del tempo libero supplementare perché esso nello stato di veglia può essere eseguito sempre, sia che stiate mangiando o facendo il bagno, camminando o stando seduti. Tutte le ore che ora sprecate in pettegolezzi, a guardare partite sportive o film e in inutili conversazioni può essere usato in modo migliore, nella silente contemplazione del Nome, della Forma e dello Splendore del Signore.”

“Il ricordo del Nome del Signore da solo è sufficiente a salvarvi tutti. Potete nutrire qualche dubbio sul fatto che delle paroline come Rama o Krishna possano farvi attraversare il mare sconfinato della vita mondana. La gente attraversa vasti oceani su una piccola zattera o è capace di camminare per le selve oscure con una minuscola lampada in mano. Il Nome, che è piccolo, ha enormi potenzialità. La zattera non ha bisogno di essere grande come il mare. Recitare il Nome di Dio è come trapanare il terreno per far uscire l'acqua, è come dare un colpo di scalpello al marmo per farne emergere l'immagine di Dio imprigionata lì dentro. Rompete la scatola ed il Signore si manifesterà.”

“Per ripetere il Nome di Dio non c'è da spendere niente, non sono necessari strumenti di alcun genere, non c'è bisogno di un posto speciale né si deve avere tempo a disposizione. Inoltre non c'è bisogno di cultura, non si dev'essere di una casta particolare e non ci sono privilegi di appartenenza all'uno o all'altro sesso.”

“La recita costante del Nome di Dio è il miglior mezzo per purificare e correggere la mente. La recita costante di uno qualsiasi dei Nomi di Dio, scelto fra i milioni di Nomi con cui Egli viene identificato dall'immaginazione o dall'intelligenza umana, è il miglior mezzo per correggere e purificare la mente dell'uomo: infatti, l'unico sostegno che egli ha in questa terrificante oscurità è il Nome di Dio. Esso è la zattera che conduce l'uomo attraverso questo mare tempestoso, oscurato dall'odio e dalla paura, agitato dall'ansietà e dal terrore.”

“Evocate il Divino in voi ripetendo il Suo Nome. Per evocare il Divino in voi non esiste metodo migliore della ripetizione del Nome di Dio (Namasmarana). Sincronizzate la vostra mente su Dio tramite il Namasmarana (la continua ripetizione del Suo Nome). La vostra mente è stabile quando siete impegnati in altre attività ma quando è focalizzata su Dio comincia a tentennare; non le piace fermare le proprie divagazioni, ma è proprio ciò che dovrebbe fare. Una volta che Dio entra nel vostro cuore, sincronizzatevi su di Lui mediante il Namasmarana. Questo è il Messaggio che sono venuto ad annunciare.”

“Il Namasmarana è il metodo più efficace per coltivare l'Amore (Prema). Il metodo più efficace per coltivare l'Amore (Prema) è la pratica del Namasmarana. Ancora meglio: trascorrete il vostro tempo a fare il Pranavopasana (la ripetizione della OM), che è l'origine, la fonte, il sostegno e la forza della Creazione.”

“Il Namasmarana può sciogliere le conseguenze delle azioni passate. Le conseguenze della cattive azioni passate (prarabhda) si sciolgono come neve al sole quando si ripete il Nome di Dio.”

“Il Nome del Signore da solo vi dà tutti i risultati di tutte le pratiche spirituali.”

“Con la pratica del Namasmarana l'umiltà aumenta e arrendersi a Dio diventa più facile. Regina fra tutte le discipline è il Namasmarana, perché quando si dimora nel Nome del Signore la Sua Maestà, la Sua Grazia, la Sua Potenza e la sua Onnipervasività si fissano sul conscio mentre le proprie capacità e qualità si eclissano nel Divino. Ne consegue che l'umiltà aumenta e arrendersi a Dio diventa abbastanza facile.”

“Il Nome è la via più facile per attraversare il Samsara. Che cosa fa per noi il Namasmarana? È la via più facile per attraversare l'Oceano del Samsara (l'illusione dei legami e degli attaccamenti). Il Nome rimuove il velo di Maya (l'Illusione Cosmica) che al momento vi nasconde l'Universale (Shakti) dietro l'individuale (Vyakti). Quando questo velo cade, l'uomo scopre il Divino in Se Stesso e tratta l'Universo come Se Stesso. L'uomo ha potere e potenziale infiniti perché è un'onda, è un tutt'uno con l'Oceano dell'Infinito, è SAT-CIT-ANANDA (Essenza, Coscienza, Beatitudine).”

"Le nove forme di devozione citate nelle scritture possono non rivelare direttamente Dio ma mostrano effettivamente le strade per raggiungerLo. La più semplice è la ripetizione del Nome di Dio. Qualunque forma di adorazione, austerità o meditazione uno possa adottare, il fondamento è il Nome di Dio. Cantare il Nome del Signore è essenziale per attraversare l'oceano turbolento della vita."

“Praticate da subito il Namasmarana. Come primo passo per l'acquisizione di Viveka (Saggezza) e Vaairaagya (distacco) entrate da subito nella pratica del Namasmarana, il ricordo continuo del Nome del Signore. Se praticherete il Namasmarana, Praarabhda (il risultato delle cattive azioni passate) si scioglierà come neve al sole.”

“Per ogni epoca una diversa disciplina spirituale è stata prescritta dalla Scritture: per il Kritha Yuga, o prima epoca, era la meditazione (Dhyaana); per il Threta Yuga, la Conoscenza (Yajna); per il Dvapara Yuga era l'adorazione tramite i riti (Archana) e per l'attuale Kali Yuga è la ripetizione del Nome di Dio (Namasmarana).Nel Kali yuga (l'era attuale) per ottenere la liberazione basta il Namasmarana.”

“L'era attuale viene descritta negli Shastra (le Sacre Scritture) come conduttrice alla Liberazione. Nelle ere passate il mezzo prescritto per ottenerla consisteva in penitenze rigorose mentre nell'era di Kali (Kaliyuga), in cui vi trovate, per conquistare la Liberazione si richiede solo che ricordiate il Nome di Dio (Namasmarana).”

"Delle varie forme di devozione (Bhakti), la recitazione del Nome di Dio (Namasmarana) è la migliore. Se l'aspirante considera il Nome del Signore come il vero e proprio respiro della sua vita e, avendo fede totale nelle buone azioni e nei pensieri buoni, accresce in sé lo spirito di servizio e l'amore equanime verso tutti, non potrebbe percorrere via migliore per la Liberazione (Mukti)."

“Nel momento del pericolo si deve invocare Dio. La madre deve insegnare ai figli il valore del Namasmarana e della pulizia mentale e fisica. Ella dev'essere come la madre della storia raccontata da Vivekananda, che disse al figlioletto di invocare Krishna ogniqualvolta si fosse recato a scuola tutto solo ed indifeso passando per il bosco.”

E' chiaro che per ogni cultura religiosa il nome (o il mantra o preghiera) che si può scegliere può cambiare. Per un induista si può ripetere ad esempio il mantra "Om namah Shivaya", oppure "Om Kali", oppure "Ram", oppure "Hare Krishna" ecc... Per un cristiano si può ripetere l'ave Maria come si fa con il rosario, oppure si può ripetere un breve tratto di una preghiera e così via. Io ad esempio amo il mantra dedicato a Shiva "Om namah Shivaya" o quello dedicato alla Madre Divina "Om Kali", ma altre volte posso ripetere "Om Guru" oppure "Jai Guru" che sono due mantra dedicati al proprio Maestro spirituale, il Guru, colui che disperde le tenebre dell'ignoranza. Altre volte si può essere più propensi a parlare direttamente interiormente con il nostro Padre/Madre cosmici per farsi guidare, per donargli il nostro amore. Insomma la pratica della presenza di Dio in tutte le sue forme, compresa quella del namasmarana, è di ottimo aiuto nel nostro sentiero spirituale. 
Come diceva anche Yogananda in un suo discorso: ci sono due tipi di meditazione, quella in solitudine e quella in attività, tutte e due sono importanti e vanno praticate entrambe.

Spero che queste parole vi siano di ispirazione nella vostra continua pratica della presenza di Dio.

Namasté,
Mistico

sabato 20 dicembre 2008

L'unico Agente

Il post di oggi è tratto dal libro "Resurrezione e reincarnazione, nati per non rinascere" di Padre Charles Ogada, un sacerdote cattolico dell'Ordine dei Padri dello Spirito Santo che al momento insegna alla Scuola Sathya Sai di Ndola, in Zambia, diretta da Victor Kanu.

Namasté,
Mistico

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Se tirate via il filo, il tessuto si disfa! Che cos'è che rende un'azione buona o cattiva? In altre parole, che cos'è che fa sì che un'azione ci leghi? Se andiamo a fondo scopriremo che non è l'azione in se stessa ad essere buona o cattiva. A darle una connotazione o l'altra sono le circostanze in cui l'azione viene compiuta. Tali circostanze sono sette: chi, a chi, perché, quando, dove, che cosa, e come. Queste circostanze sono gli attributi della mente (o 'frutti' dell'azione) e solo essi rendono l'azione buona o cattiva. Per esempio, l'atto di orinare non ha niente di brutto in sé, ma se si compie questa azione in una chiesa o dentro il Mandir tutti urleranno al sacrilegio! Qui non è l'azione dell'orinare ad essere un problema, ma il "dove" viene fatto. Se fosse un bambino di un mese a fare la stessa cosa la gente non se la prenderebbe perché è cambiato il fattore "chi".

Dio è l'unico eterno Agente...

Il segreto dell'azione disinteressata (un'azione senza ego) consiste nella resa delle sette circostanze a Dio. Se diamo a Dio queste sette categorie mentali scopriremo che abbiamo dato l'intera mente a Dio. La prima è il "chi". Dovete sentire che Dio è Colui che compie l'azione. Dio è l'Agente. Dato che Dio è Colui che porta voi ed il vostro peso (e l' UNICO peso è il peso della mente) non è sciocco caricare il vostro cuore con questo peso? Il Saggio Ramana l'ha messa in un bellissimo modo: quel che deve accadere accadrà, qualsiasi cosa facciate per cercare di non farlo accadere. E quel che non deve accadere non accadrà, qualsiasi cosa facciate per cercare di farlo accadere. Sapendo che è così, abbandonatevi, e lasciate accadere ciò che deve accadere e non cercate di far accadere ciò che non deve accadere, altrimenti vi invischiate nell' infinita ruota del karma. Questa è l'ignoranza che lega l'uomo di nascita in nascita: il fatto di pensare di essere colui che fa succedere le cose. Dio è l'unico Agente ma non pretende di stare facendo nulla. L'uomo non fa niente ma pretende di stare facendo tutto. Si deve smettere di avere questa mentalità. Permettete all'Essere semplicemente di essere! Siate un CANALE di ciò che deve accadere! Non preoccupatevi di ciò che non deve succedere. In questo risiede la beatitudine della felicità, l'unione con l'anima. Lasciamo andare tutte le preoccupazioni della vita e gioiamo dell'eccitazione di cavalcare sulle ali della completa resa al Signore! È Dio a fare tutto! Voi non siete diversi da Dio. Rilassatevi! Ed è allora... che le cose cominceranno realmente a succedere! 
La seconda circostanza è: "a chi". Dobbiamo sentire che Dio è l'oggetto di ogni azione. Gesù disse: "Qualsiasi cosa farete ad uno di questi piccoli la starete facendo a Me!". Dato che noi e Dio siamo Uno e lo stesso, ne segue che qualsiasi cosa facciate a chiunque, voi la state facendo a voi stessi. Di qui la regola d'oro: "Fate agli altri ciò che vorreste fosse fatto a voi." Realizzare che non esiste proprio nessun altro corrisponde ad acquisire la trascendenza mentale in cui non c'è più differenza fra 'chi ' fa e 'a chi ' si fa qualcosa. 
La terza circostanza è il "come". Dobbiamo sentire che Dio è il mezzo di ogni azione, è Colui che provvede! Dio è la Provvidenza. Al Suo tesoro non manca niente. Quando diamo a Dio il "come" di ogni azione le nostre vite diventano un flusso di miracoli divini e di sorprese! "Con Dio tutto è possibile" (Matteo 19:26). 
La quarta circostanza è il "perché". Dobbiamo sentire che Dio è il motivo di ogni azione e che ciò che motiva Dio è l'Amore che trascende la ragione e non conosce stagioni. Dobbiamo accettare tutto ciò che ci accade come un prezioso dono divino di Puro Amore inteso per il nostro miglior bene. In questo modo le nostre vite diventano una canzone divina di lode e ringraziamento. Nelle Sacre Scritture troviamo: "Ringraziate in tutte le circostanze perché questa è la volontà di Dio per voi in Cristo Gesù". (1 Thessalonicesi 5: 16)

'Siate padroni della vostra mente!
La quinta circostanza è il "quando". Dobbiamo sentire che il tempo di Dio è il migliore per ogni azione ed il momento di Dio è l' adesso. Dare a Dio il "quando" delle nostre vite significa vivere in quel silenzio del momento presente in cui sperimentiamo il Potere della Presenza di Dio che è Onnipresente. "Sii calmo e sappi: IO SONO" (Salmi 46: 10).
La sesta circostanza è: "dove". Dobbiamo sentire che Dio è la presenza di sottofondo di ogni azione. Dio è dappertutto! Noi viviamo e ci muoviamo IN LUI ed è in Lui che abbiamo il nostro essere (Atti 17:28).
La settima circostanza è: "che cosa?" Dobbiamo sentire che Dio non è solo Colui che Compie l'Azione ma anche l'oggetto materiale dell'azione. Dio non è solo l'orefice, è anche l'oro! Dio è la sostanza e l'essenza, è la somma ed il substrato. Dio è la totalità e anche noi siamo la pienezza da cui il Pieno si è separato per amare Sé Stesso. 
Queste sette circostanze di azione sono i fili con cui è stata tessuta la stoffa della mente. Quando questi fili scompaiono la mente non può continuare ad esistere ma finché detteremo a Dio il "chi", l' "a chi", il "perché", il "quando", il "dove", il "che cosa" ed il "come" delle nostre vite, la nascita e la rinascita saranno inevitabili, perché i fili verranno tessuti in sempre nuove stoffe. Elia non riuscì a vedere Dio (chi) nei 450 profeti di Baal. Non riuscì a vedere Dio in chi recepiva l'azione. Questo è il motivo per cui li trucidò decapitandoli. Per questo dovette rinascere per imparare la lezione spirituale che qualsiasi cosa facciamo agli altri lo stiamo facendo a noi stessi perché non esistono altri. Quando abbandoniamo la nostra mente a Dio, nella resa di queste categorie mentali stiamo distruggendo i veri e propri semi del peccato e della morte. Quando rimuoviamo i fili con cui è tessuta la stoffa, anche la stoffa scompare. Lo stesso accade quando operiamo la resa delle circostanze delle azioni. La cosa bella delle sette 'circostanze delle azioni' è che non abbiamo bisogno di operare la resa di tutte allo stesso tempo perché una volta che si rinuncia ad una circostanza tutte le altre cadono da sole. Se ci arrendiamo per il "chi", per esempio, il "che cosa", l' "a chi" etc. libereranno la strada in modo consequenziale. Se abbandoniamo la sensazione di essere noi ad agire - "Non più io, ma Cristo vive in me", come diceva San Paolo - allora tutto il resto delle categorie mentali sparirà. Se Dio è Colui che agisce (il 'chi') Egli sarà anche Colui che provvede (il 'come') e determinerà il 'quando', il 'dove', l' 'a chi' ed il 'perché'. Oppure se scegliamo di rinunciare al 'dove' e vivere nel silenzio in cui sperimentiamo l'essenza della Presenza di Dio scopriremo che la mente evaporerà automaticamente. La mente non può sopravvivere nel Silenzio dell' adesso! Lo stesso si applica a tutte le altre categorie mentali o circostanze delle azioni. Dato che esse sono intrinsecamente connesse, una volta che una viene distrutta le altre perdono il loro potere di legarci. Preghiamo per avere la Grazia di riuscire a dare le nostre menti a Dio.

domenica 19 ottobre 2008

"...pensa a Dio tutto il tempo"

Vorrei iniziare la discussione di stasera con una citazione di Paramahansa Yogananda rivolta ad un suo discepolo, Roy Eugene Davis:
"Leggi un po', medita di più, pensa a Dio tutto il tempo"
Vediamo cosa significa questa espressione ed in particolare l'ultima affermazione.

Leggi un po' fa riferimento ad una lettura orientata soprattutto verso materiale spirituale. Leggere le Sacre scritture, i libri dei grandi Maestri e dei Santi di tutte le religioni è importante per il percorso spirituale. Essi dovrebbero essere letti ogni giorno per ricevere ispirazione, acquisire conoscenza utile e avere una guida per la propria vita. Gli insegnamenti che leggiamo devono essere osservati attentamente ed assimilati in modo che possano essere parte della nostra vita quotidiana. Solo se effettivamente riusciamo a metterli in pratica allora avranno portato frutto. Meglio leggere poco ma comprendere bene che il contrario.

Medita di più. La meditazione e la preghiera sono parti fondamentali di ogni sentiero religioso e spirituale. Il vero fondamento della vita spirituale ed una grande accelerazione della nostra crescita interiore derivano proprio da queste pratiche. Tutti i grandi Maestri hanno sottolineato l'importanza della meditazione e della preghiera per "contattare" Dio. Solo con un sincero e costante impegno in queste pratiche è davvero possibile sviluppare le virtù e la giusta condotta morale insegnata dai Maestri con il loro esempio e con i loro insegnamenti. Grazie alla meditazione inoltre si potranno sperimentare in prima persona le verità esoteriche che permeano le sacre scritture ed i misteri della creazione. La meditazione e la preghiera profonda, concentrata e devota (come abbiamo visto nel post precedente sull'amare Dio) può infine portare all'estasi. Anche se ci dovessero volere anni ed anni di pratica per raggiungere la Meta finale, questo è quello che tutti i Maestri, da Yogananda a Gesù, ci hanno detto, manifestando nella loro stessa vita questa realtà.

Pensa a Dio tutto il tempo. Questa terza affermazione è quella sulla quale mi vorrei soffermare di più e che da infatti il titolo al post. Certamente, in base agli impegni che abbiamo nelle nostre vite, non possiamo meditare tutto il giorno. Dobbiamo studiare, lavorare, servire e così via. Questo però non vuol dire che la nostra vita spirituale deve limitarsi solo al leggere materiale ispirante e nel meditare/pregare il tempo che possiamo, no! La vera vita spirituale deve permeare tutta la nostra giornata. Come? Yogananda consigliava al suo discepolo "pensa a Dio tutto il tempo". Vediamo cosa intendeva citando un libro che lo stesso Yogananda suggeriva "La pratica della presenza di Dio" di Frate Lorenzo.
"La pratica più santa e maggiormente necessaria nella vita spirituale è la presenza di Dio, che consiste nel trovare diletto e nell'abituarsi a vivere nella Sua divina compagnia, parlando umilmente e intrattenendosi amorevolmente con Lui in ogni tempo e in tutti i momenti, senza regola e senza misura..."
"Bisogna lavorare dolcemente ed amorevolmente con Dio, pregandoLo di accettare il nostro lavoro.."
In queste meravigliose parole Frate Lorenzo spiega l'essenza di questa profonda pratica. In tutti i momenti, anche quando studiamo o lavoriamo, possiamo dedicare amorevolmente a Dio le nostre azioni, possiamo chiedere il Suo aiuto per quello che stiamo facendo, possiamo ringraziarLo per quello che ci dona. La pratica della presenza di Dio è un continuo rimembrare il nostro rapporto eterno con lo Spirito che ci permea e che permea tutta la creazione. Non c'è davvero alcuna scusa per non fare questo. E' come pensare costantemente ad una persona che amiamo tanto; qualunque azione possiamo fare la nostra mente è lì, rivolta verso tale persona.

Certamente Frate Lorenzo dice:
"Non bisogna scoraggiarsi se si dimentica questa santa pratica: basta riprenderla con tranquillità; una volta che si sarà formata l'abitudine, tutto verrà fatto con piacere."
Bisogna come sempre fare del nostro meglio e tutto il resto, con la grazia di Dio, verrà da se.

Vorrei sottolineare inoltre che spesso, per facilitare questo rapporto di amore con Dio, si può anche utilizzare una sua particolare espressione o forma personale. Per i cristiani si potrà pensare a Dio come Padre o a Dio come Madre, ad esempio nell'aspetto della Vergine Maria e così via. Per gli induisti si potrà pensare a Dio come Rama, o come Krishna, o come Madre divina, o come una delle divinità che non fanno altro che rappresentare solo delle forme personali di Dio che possono facilitare questo nostro rapporto amorevole con il nostro Creatore.

Pratiche spirituali come ripetere continuamente e mentalmente l'Ave Maria, o come il namasmarana, ovvero ripetere mentalmente un mantra (ad esempio "Hare Krishna" o "Om namah Shivaya") non sono altro che varianti di questa divina pratica. Ripetere continuamente una breve preghiera o un mantra, ci esortano infatti, nella nostra vita quotidiana ed in ogni momento libero che abbiamo, a ricordare sempre con Amore il nostro amato in una delle Sue forme.

Spero così di avervi dato degli spunti per un aspetto molto ma molto importante del sentiero spirituale.

Che la vostra mente possa risiedere sempre nel pensiero di Dio. Vedrete voi stessi, con il tempo e la fedele e costante pratica, come la vostra vita diverrà più gioiosa e piena di amore. :)

Namasté,
Mistico

PS: sottolineo nuovamente che tutto quello che scrivo è essenzialmente una rielaborazione degli insegnamenti dei Maestri e Santi che cerco sempre di citare. Il mio umile compito è quello di presentarveli brevemente affinché possano esservi di aiuto ed ispirazione come lo sono per me. Tutti noi siamo sul cammino. Penso che aiutarci sia una cosa meravigliosa. Il nostro dovere è fare del nostro meglio; tutto il resto è nelle mani di Dio.